Albergo Diffuso un nuovo modello di recupero del territorio

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Albergo Diffuso Sextantio Quella dell’Albergo Diffuso Sextantio è una storia unica che inizia nei primi anni 2000 quando Daniele Kihlgren, architetto e imprenditore, scommette e investe sul recupero edilizio di Santo Stefano di Sessanio, un borgo medioevale di solo una settantina di abitanti, situato all’ombra del Gran Sasso, nel cuore del Parco della Maiella.

Destinato allo spopolamento progressivo come almeno altri 15.000 borghi del centro e del sud Italia, Santo Stefano rappresentava per Daniele Kihlgren l’opportunità di recuperare l’importante patrimonio di valori del luogo, non soltanto dal punto di vista edile e architettonico, ma anche e soprattutto dal punto di vista culturale e sociale; era l’occasione per dimostrare che si può fare imprenditoria anche in luoghi dove oggi i modelli di sviluppo e di business non trovano collocazione, proponendo un modo totalmente nuovo di interpretare il recupero di quei territori che a tutti gli effetti costituiscono le nuove periferie abbandonate del XXI secolo.

Costruire un “Albergo Diffuso”, ovvero un luogo per l’ospitalità turistica in quelle che erano le case del borgo oggi abbandonate, è l’idea iniziale del progetto. Recuperare contestualmente tutto il patrimonio culturale della storia del paese, preservandone la cultura pastorale e l’urbanistica originaria per ridargli nuova linfa vitale è la vera sfida.

Ecco quindi che, infrangendo gli schemi e le regole tradizionali dell’edilizia moderna, l’Albergo Diffuso si inserisce nel tessuto urbano (e nella storia) di Santo Stefano, e quelli che un tempo furono gli alloggi degli abitanti del borgo diventano oggi le camere dell’ospitalità; le piccole botteghe rivivono le loro antiche attività in un percorso che è attrazione e ambientazione al tempo stesso, così come i minuscoli laboratori artigiani riaprono i battenti riportando alla luce le antiche arti e i mestieri di un tempo.

In quello che sembra essere uno spazio immobile nel tempo, il recupero vince per la sua forte coerenza ai valori iniziali del progetto, con carattere e discrezione al tempo stesso, e tutti gli elementi, dagli impianti ai complementi di arredo, entrano in sintonia con il luogo, arricchendolo con i nuovi elementi della modernità del nostro tempo. Molte le finiture delle antiche tradizioni “fatte su misura”, come si diceva un tempo; altrettanti gli oggetti e i complementi modernamente “customizzati”. Ecco quindi che le coperte fatte a mano secondo l’antica arte tessitrice abruzzese rivestono l’antico letto nella stessa camera dove la moderna vasca da bagno stand-alone arricchisce la zona bagno a vista.

Sono di Zazzeri le rubinetterie che completano e impreziosiscono le zone bagno delle camere dell’Albergo Diffuso; gli elementi Zazzeri che fanno da contrappunto alle ruvide pavimentazioni, agli stucchi poveri, alle coperte tessute a mano, affiancandole con sobrio e sapiente equilibrio stilistico. Spesso su misura, in molte stanze con soluzioni impiantistiche particolari, il rigoroso minimalismo formale della serie Z-Point, la flessibilità progettuale dell’ampia gamma, la possibilità di adattare secondo progetto le soluzioni del catalogo, fanno dei prodotti di Zazzeri gli strumenti ideali per una progettazione consapevole, misurata e intelligente, anche in contesti unici e per progetti straordinari come Sextantio.

L’esperienza di Santo Stefano di Sessanio non è fine a se stessa e si replica con lo stesso modello anche a Matera, dove “i Sassi” delle grotte della Civita, considerate la vergogna dell’Italia del dopoguerra, acquistano ora il fascino unico di un recupero intelligente e di una visione globale del progetto fuori dagli schemi.